3 Ottobre.
MEMORIA DEL TRANSITO DI
SAN FRANCESCO D'ASSISI.
Oggi, 3 Ottobre, in tutte le Chiese Francescane si ricorda e si commemora la morte di San Francesco d'Assisi, avvenuta proprio all’imbrunire del 3 Ottobre del 1226, presso la Porziuncola ad Assisi.
È la cosiddetta “Celebrazione del Transito”, del passaggio del “Serafico Padre” da questa vita terrena all’Incontro definitivo e luminoso con Cristo Gesù, Nostro Signore.
Di seguito se ne descrive “Il Transito di San Francesco”, così come viene raccontato dalla "Leggenda Maggiore" (cfr. FF 1239-1245), di San Bonaventura da Bagnoregio, che è la Biografia ufficiale di San Francesco d'Assisi, scritta tra il 1260 e il 1263, Biografia considerata come il “testo classico” all'interno delle Fonti Francescane.
«Durante il biennio che seguì alla Impressione delle Stimmate, nell’anno ventesimo della sua conversione, Francesco chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola, per rendere a Dio lo “spirito della vita”, là dove aveva ricevuto lo “spirito della grazia”.
Quando vi fu condotto, si prostrò tutto nudo sulla nuda terra, in quell’ora estrema nella quale il “nemico” poteva ancora scatenare la sua ira.
Così disteso sulla terra, egli sollevò il suo volto al Cielo, mentre con la mano sinistra copriva la ferita del fianco destro, che non si vedesse; poi disse ai Frati: "Io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni".
Piangevano i compagni del Santo e uno di loro, che l’uomo di Dio chiamava suo Guardiano, si levò su in fretta, prese la tonaca, la corda e (le mutande) e le porse al Poverello di Cristo, dicendo: "Io te le do in prestito, come a un povero, e tu prendile con il mandato della Santa Obbedienza".
Ne gode il Santo e giubila per la letizia del cuore, perché vede che ha serbato fede a madonna Povertà fino alla fine; e, levando le mani al Cielo, magnifica il suo Cristo, perché, alleggerito di tutto, libero se ne va a Lui.
Volle uscire nudo dal Mondo e ai Frati che gli stavano intorno ingiunse per Obbedienza e Carità che, dopo morto, lo lasciassero nudo là sulla terra, per il tratto di tempo necessario a percorrere comodamente un miglio.
Finalmente, avvicinandosi il momento del suo Transito, fece chiamare intorno a sé tutti i Frati del luogo e, consolandoli della sua morte con espressioni carezzevoli, li esortò con paterno affetto all’Amore di Dio.
Si diffuse a parlare sulla necessità di conservare la Pazienza, la Povertà, la Fedeltà alla Santa Chiesa Romana, ma ponendo sopra tutte le altre norme il Santo Vangelo.
Mentre tutti i Frati stavano intorno a lui, stese sopra di loro le mani, intrecciando le braccia in forma di croce (giacché aveva sempre amato questo segno) e benedisse tutti i Frati, presenti e assenti, nella Potenza e nel Nome del Crocifisso.
Inoltre aggiunse ancora: "State saldi, o figli tutti, nel timore del Signore e perseverate sempre in esso! E, poiché sta per venire la tentazione e la tribolazione, beati coloro che persevereranno nel cammino iniziato!
Quanto a me, mi affretto verso Dio e vi affido tutti alla Sua Grazia!".
Terminata questa dolce ammonizione, l’uomo a Dio carissimo comandò che gli portassero il Libro dei Vangeli e che gli leggessero il passo di Giovanni, che incomincia: "Prima della Festa di Pasqua..." (Gv 13,1).
Egli, poi, proruppe nell’esclamazione del Salmo: "Con la mia voce al Signore io grido, con la mia voce il Signore io supplico" e lo recitò fin al versetto finale: "Mi attendono i giusti, per il momento in cui mi darai la ricompensa" (Cfr Sal 141,1-8).
Quando, infine, si furono compiuti in lui tutti i misteri, quell’anima santissima, sciolta dal corpo, fu sommersa nell’abisso della Chiarità Divina e l’uomo beato s’addormentò nel Signore.
Uno dei suoi Frati e Discepoli vide quell’Anima Beata, in forma di stella fulgentissima, sollevarsi su una candida nuvoletta, al di sopra di molte acque e penetrare diritta in Cielo: nitidissima, per il candore della Santità Eccelsa e ricolma di Celeste Sapienza e di Grazia, per le quali il Santo meritò di entrare nel Luogo della Luce e della Pace, dove con Cristo riposa senza fine.
Il Vescovo di Assisi si trovava in pellegrinaggio al Santuario di San Michele sul Monte Gargano.
Il Beato Francesco gli apparve la notte stessa del suo Transito e gli disse: "Ecco, io lascio il Mondo e vado in Cielo".
Al mattino, il Vescovo, alzatosi, narrò ai compagni quanto aveva visto e, ritornato ad Assisi poté costatare con sicurezza che il Beato Padre era migrato da questo Mondo nel momento stesso in cui egli lo aveva saputo per Visione.
Le Allodole, che sono amiche della luce e han paura del buio della sera, al momento del Transito del Santo, pur essendo già imminente la notte, vennero a grandi stormi sopra il tetto della casa e roteando a lungo, con non so qual insolito giubilo, rendevano testimonianza gioiosa e palese alla Gloria del Santo, che tante volte le aveva invitate a Lodare Dio».
La Famiglia Francescana, in questi anni ha celebrato i fatti più importanti della vita di San
Francesco d’Assisi, accaduti otto secoli fa: nel 2023 l’invenzione del Presepe a Greccio, nel 2024 il prodigio delle Stimmate, nel 2025 il Cantico di Frate Sole e infine, oggi, 3 Ottobre 2026, il "Beato
Transito".
Quest’anno la memoria della morte del Santo, Patrono d’Italia, coincide con l’istituzione della Festa Nazionale del 4 Ottobre, reintrodotta dopo essere stata abolita nel 1977.
Il Transito, come si legge dalla "Leggenda Maggiore", ripercorre gli ultimi giorni terreni del Serafico Padre San Francesco, rivelando in una
nuova luce la Storia di un uomo di Dio, che ha testimoniato con la propria vita la radicalità evangelica.
Il desiderio più profondo di San Francesco di Assisi, durante la sua vita, è stato quello di osservare perfettamente e sempre il Santo Vangelo e di seguire fedelmente, con tutto l’impegno, l’insegnamento del Signore Nostro Gesù Cristo e di imitarne le orme.
Anche gli ultimi giorni della sua vita terrena sono stati pervasi da questa Divina Aspirazione.
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